Unimondo

Posted: January 18, 2012 in Informazione, Media, Sociale

Ho iniziato da poco a collaborare con Unimondo, e spero sarà una cosa duratura. Ecco i miei primi pezzi, se vi va

Gli artigli delle mafie sul business del gioco d’azzardo

Madri detenute e bambini “dentro”: l’infanzia negata nelle carceri italiane

A parte la roba mia, eheh, se vi stanno a cuore diritti umani, ambiente, disarmo, temi sociali etc vi consiglio di mettere Unimondo tra i vostri preferiti e di passarci ogni tanto, ne vale la pena. 😉

 

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Prima di Natale sono andata nel negozio assistenza pc vicino a casa, il mio portatile adorato necessitava di una profonda pulizia interna dell’hardware. Mio fratello mi ha consigliato di mantenermi sui 30 euro, il mio ragazzo per fare più o meno la stessa cosa ha speso l’ira di dio. Siccome era vitale che io lo facessi pulire, ma avevo paura per le mie finanze esigue, quando il tipo mi ha detto che il prezzo sarebbe stato 20 euro ho tirato un sospiro di sollievo. A lavoro fatto, sono andata a ritirare il pc, ho pagato felice e… magia! Niente scontrino!!! Siccome non volevo spendere di più non ho detto nulla, salvo poi vergognarmi come una ladra, e ancora mi vergogno… e la mia coscienza mi continuerà a punire per il resto della vita, ed è anche per questo che confesso pubblicamente questo mio “peccato”, sono stata una pessima cittadina. Sigh, mi faccio schifo. Vabhe, andiamo avanti.

Siccome rischiavo di usare i libri come cuscini perchè nella mia bella stanza romana non ho nemmeno uno scaffale e non sapevo più dove metterli, sono andata a comprarmene uno (di scaffale). Una roba da 25 euro, 5 piani (che poi nel mio montaggio “creativo” sono scesi a 4), montabile stile Meccano, quel gioco anni ’80 della mia infanzia. Ho pagato,  il negoziante ha messo i soldi in cassa. Poi siamo rimasti fermi l’uno di fronte all’altra come due baccalà, senza dire niente. Una guerra di volontà, chi avrebbe ceduto per primo? Io no di certo (la coscienza, la coscienza!), così il negoziante “si è improvvisamente ricordato” di farmi lo scontrino, ahah, che sbadato, ma si figuri, lo stress natalizio, ihih, ohoh, arrivederci. Il prezzo non si è alzato perchè era scritto anche nei cartoncini di fronte ai modelli, quindi non sono stata granché coraggiosa. Ma nemmeno distratta stavolta.

L’altra sera ho mangiato al ristorante cinese, e hanno fatto lo scontrino! Poi lo guardi bene e vedi che è un po’ strano. A volte ti danno una specie di fattura. Da quando ho scoperto l’intolleranza al lattosio il cibo cinese è diventato un’abitudine (in realtà anche prima, ma ora ho la scusa), ho visto scontrini di tutti i tipi e sinceramente non so qual’è il tipo di scontrino corretto, alla fine di ristoranti frequento solo quelli cinesi. Ho comprato anche una sciarpa in un negozio cagliaritano e lì ho chiesto espressamente lo scontrino visto che il commesso faceva lo gnorri (paladina della giustizia!) ma l’inchiostro era talmente trasparente che non  si capiva nulla. Sarà legale lo stesso? Per il caffè al bar in genere me lo fanno, ma forse solo perchè senza quello non ti servono (evadere i fisco o farsi fregare i caffè? Scelta ardua).

Che siamo un popolo di evasori lo sapevamo tutti. Noi comuni cittadini lo possiamo sperimentare ogni giorno. Spesso finisce che alimentiamo noi stesso questo sistema, ma è anche vero che spesso è davvero dura rinunciare al risparmio, specie per quelli come me, che non dispongono di grandi risorse. Ma l’evasione fiscale è un cancro, ed è anche per questo che siamo arrivati dove siamo, ovvero sull’orlo del baratro.

Su Repubblica di oggi Ettore Livini afferma che i lavoratori autonomi in Italia hanno in media un patrimonio immobiliare di 203mila euro a testa contro i 150mila dei dipendenti. E però, i primi dichiarano 19.504 euro contro i 21.098 di chi ogni mese riceve la busta paga. Inoltre il 56% degli autonomi risulta fiscalmente inadempiente. Per dire, i ristoratori dichiarano in media 13.800 euro a testa (46 euro al giorno O__o). Secondo il Centro Studi di Confindustria se tutti pagassimo le tasse, stipendi e pensioni degli italiani potrebbero aumentare di 102 euro al mese e la metà delle 800mila persone che ha perso il lavoro dal 2008 a oggi avrebbe ancora un’occupazione. E magari non avremmo nemmeno bisogno di una manovra finanziaria così dura.

Bisogna che la politica metta al primo posto la lotta all’evasione fiscale (ma se sono loro i primi a evadere come si fa? Si spera che i privilegi siano tali che non abbiano bisogno di evadere? …pfff). Stavolta però anche noi cittadini possiamo fare la nostra parte, evitando, per quanto è possibile, di fare quello che ho fatto io al negozio di pc (che vergogna, diosanto!!!). Senò resteremo infognati in questo circolo vizioso di furbetti senza uscirne più.

 

E’ un discorso trito e ritrito, specie in Italia, ma tornato di moda grazie alle cronache di questi giorni. Fantasy&fascio… Certo se forzi l’interpretazione ogni cosa può essere di estrema destra o viceversa. A questo punto potrei fondare un’associazione dedita al culto della cannabis e avere come figura ispiratrice Pippo (l’amico di Topolino, che come fa a sopportarlo non lo so. Pippo a Topolino, intendo. Ma vabhe).

Sono però d’accordo col fatto che sia importante dissociarsi da certi autori, anche fantasy. Perchè io a te che predichi lo sterminio degli immigrati non ti VOGLIO leggere e ipoteticamente apprezzare. Anche se, tra un delirio e l’altro, pubblichi una bella storia di elfi, maghi, onore e coraggio. Com’è capitato a questi sedicenti neonazisti-autori italiani, amanti del cappa e spada. E’ probabile che da una storia fantasy io non lo capisca che sei un seguace del fuhrer. E finisce che magari ti apprezzo. Questa cosa non mi va. Troppa “ideologia” anche in me?

Andando dalla parte opposta della barricata, stavo per comprare i libri della De Mari perchè mi han detto che sono molto interessanti e avvincenti. Ci credo, non dubito che abbia saputo costruire un’ottima saga fantasy. Ma dopo aver letto le sue folli crociate contro l’Islam nel suo blog, col caxxo che le compro i libri. Anche se sono curiosa di capire se dalle sue storie traspare tutta quella sua paura e astio contro “l’invasione islamica” in Europa (e qui tutti i suoi bei discorsi sull’Olocausto che ho sentito alla presentazione di un suo libro mi si annullano, puf! Spariti). Quindi credo che prima o poi qualcosa la leggerò (ma senza comprare).

Premesso che Tolkien e la De Mari sono due casi diversi: del primo se ne sono appropriati, lei invece le sue idee le professa molto apertamente. Resta il problema da sempre esistente dell’arte, la politica e una loro ipotetica connessione, spesso presente senza filtri o nascondimenti, altre volte assente…e capita che gli altri ci ricamino sopra (come nel caso di Tolkien, o della Storia Infinita. Pazzesco, la storia infinita!!). Ma questo vale per ogni genere letterario, come per ogni autore singolo.

Allora, domanda uno, è giusto accostare il fantasy agli estremisti di destra? Io dico di no, leggo pacchi di fantasy e non ci vedo elementi tali da giustificare una connessione, se non la volontà di trovarli (e quindi torniamo all’inizio di questo post). I fasci se lo sono presi, e hanno avuto una bella idea, le ambientazioni sono una figata. Domanda due, bisogna fare attenzione agli autori che scegliamo e promuoviamo? Questo è un altro bel paio di maniche. Io spesso e volentieri ci sto attenta, e la cosa m’influenza non poco. E’ un controsenso?

 

Agnello nato deforme sequestrato in un ovile di Villaputzu

Domani mattina, dopo qualche giorno trascorso in una cella frigorifera di un laboratorio cagliaritano dell’Istituto zooprofilattico, verrà prelevato ed esaminato dall’esperta di nanoparticelle Maria Antonietta Gatti, uno dei consulenti del procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi. Toccherà a lei, tra poche ore, prendere alcuni campioni dall’agnello ormai ribattezzato Polifemo che la Procura di Lanusei aveva sequestrato alcuni giorni fa in un ovile nelle campagne di Villaputzu. Per l’accusa, questo animale – nato con un solo occhio ed evidenti malformazioni e sopravvissuto solo qualche giorno – è una nuova e preziosa prova degli effetti nefasti dell’inquinamento ambientale che, sempre secondo l’accusa, avrebbero provocato le attività del poligono interforze del salto di Quirra. Secondo una certa parte di pastori e di residenti, invece, l’agnello di per sé non proverebbe nulla, visto che esemplari malformati, storicamente, sono nati anche in altre zone della Sardegna e del resto del mondo, e non è detto che siano legati alle attività di un poligono”.

Da La Nuova Sardegna di oggi

Io pensavo che la foto fosse uno scherzo, una roba fatta a photoshop. Non ci avevo dato un gran peso. Invece questa creatura è nata davvero così. Per quanto ancora la gente vorrà tenere gli occhi chiusi di fronte alla realtà? Ma alla fine, volete continuare a morire? E che cavolo, continuate a crepare di leucemia, condannate i vostri figli, e tutto il territorio, invece di trovare la forza di mandar via i militari e ricominciare da capo. Pensavo che noi sardi avessimo un po’ più di dignità. E’ anche vero che non si può contare sull’aiuto della Regione, men che meno dello Stato, per riconvertire un intero territorio (le dismissioni di alcune fabbriche insegnano). Davvero non c’è cosa più triste che dover scegliere tra la salute e la sopravvivenza economica. Ma che rabbia…

Per maggiori notizie su Quirra e il poligono, ho scritto un post tempo fa, lo trovate qui.

La disfattista

Posted: December 6, 2011 in Economia, Politica, società
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Io non ho capito questa storia che non si può criticare Monti, solo perchè quello che avevamo prima di lui era una baracca di cialtroni. Ti dicono che sei disfattista, che preferivi il circo delle Libertà, che appoggi la Lega (e non c’è insulto più grande per me, chi mi conosce sa che “meglio porco che leghista”). Certo, bisogna salvare l’Europa.. e salviamola, ci sto, ma lasciatemi almeno il diritto di critica. O non si può? Vabhe che non siamo sotto un governo eletto, ma mi sembra che l’articolo 21 della Costituzione sia ancora valido.

E allora, a me questa manovra fa caxare. Non è coraggiosa e colpisce (come sempre) i più deboli, senza contare che dobbiamo fare tutti questi sacrifici non per far crescere l’Italia ma per rifocillare le banche. Fare cassa con le pensioni è semplicemente assurdo, specie alla luce dell’aumento dell’Iva, che provocherà senz’altro un innalzamento dell’inflazione, al quale le pensioni non verranno adeguate. E allora hai voglia a consumare. Anche perchè con la disoccupazione che c’è non si può contare neanche sui giovincelli. Col pareggio di bilancio appena votato la spesa sociale sarà al di sotto della tristezza. Che razza di rilancio della Nazione hanno in mente? Ci adatteremo, poi magari nel lungo periodo le cose andranno meglio…

Ok l’Ici (Imu), ma la Chiesa cattolica? La risposta di Monti è stata disarmante: “E’ una questione che non ci siamo ancora posti”. Il Fatto Quotidiano scrive che “il risparmio annuo per la Chiesa – e la perdita netta per il fisco italiano – si avvicinano ai due miliardi di euro”. Non mi sembra poco. Ma vabhe. Passi anche questa. E il recupero dei 100 miliardi stimati di evasione fiscale? La tassa dell’ 1,5% sul per il rientro dei capitali scudati francamente fa ridere i polli. (E dire che ci sono poveracci che vengono condannati ad anni in galera per essere stati beccati più volte a rubare pane. O quello a cui hanno dato un mese di carcere per ogni gamberone rubato in un supermercato…) Gli evasori, delinquenti per eccellenza, vengono trattati con i guanti. La tracciabilità sopra i mille euro invece mi piace di più.

Nessun segno di patrimoniale, privatizzazioni a go-go, incentivi alle imprese (almeno…), e i soliti tagli agli enti locali. E che dire delle spese per la Difesa? Pensate quello che volete, ma io sono delusa. Dai, ditelo che sono disfattista leghista berlusconista qualunquista cestista comunista terapista trapezista (come direbbero i miei amici ^^). In realtà questo post l’ho scritto solo per questo. So bene che siamo (come al solito) in emergenza, ma mi dà fastidio l’atteggiamento di chi non vuole accettare nessuna critica solo perchè il governo tecnico ci sta salvando il chiùlo (mah). Ora che mi sono sfogata, mi concentrerò sulle cose positive di questa manovra, ce ne sono. E comunque dobbiamo mandarla giù, lo sapevamo che sarebbe stata dura. (Ma quanto sta gongolando Vespa? Ma poi, che ha sempre da gongolare?)

Piovonorane: C'è di buono che il famoso ombrello di Altan adesso ha l'omologazione Ue #manovra

A vederlo, quel luogo fa impressione: file di capannoni tutti uguali in un territorio in mezzo al nulla delimitato da un recinto metallico. I capannoni ospiteranno centinaia di uomini, donne e bambini e saranno sorvegliati giorno e notte tra telecamere e vigilanza armata. No, non sono tornati i nazisti, è solo il nuovo “campo nomadi” romano di La Barbuta, uno di quei campi “attrezzati” tanto pubblicizzati dal Piano Nomadi, che aprirà i battenti il 15 dicembre di quest’anno, nell’area tra tra il comune di Ciampino e il municipio X.

Si tratta del primo “campo” costruito ex novo dall’amministrazione Alemanno, sorto su quattro ettari e comprendente 160 moduli abitativi di 24 e 32 metri quadri, con una capacità di accoglienza di 650 persone, tutti rom e sinti provenienti da altri insediamenti romani: i 400 di Tor de Cenci, insieme ai circa 250 residenti dell’insediamento abusivo poco distante dal nuovo campo.

Com’era prevedibile, sono in molti a non volere questo campo: dalle associazioni al sindaco di Ciampino agli stessi rom. I motivi non sono sempre gli stessi, ma sta di fatto che il suo destino è diventato improvvisamente incerto. Non tutti sanno, infatti, che il 16 novembre 2011, quindi circa due settimane fa, la sentenza n. 6050 del Consiglio di Stato ha stabilito l’illegittimità dell’Emergenza nomadi. Si tratta di una sentenza dagli effetti anche retroattivi, che rende di fatto nulle le precedenti ordinanze di nomina dei commissari straordinari per l’emergenza e di tutti i successivi atti commissariali. Motivo principale: non esistono, secondo il consiglio di Stato, fatti che confermano l’esistenza di un nesso tra la presenza di insediamenti Rom e Sinti sul territorio e i disturbi alla sicurezza ed alla quiete pubblica. Tra l’altro nel nostro Paese vivrebbero all’incirca 170.000 persone di etnia Sinti o Rom, pari allo 0,2% o poco più della popolazione, uno dei tassi più bassi d’Europa, la metà dei quali avrebbero cittadinanza italiana.

(da Cinquegiorni.it)

Non è un mistero il fatto che l’emergenza non sia nient’altro che un grande business, utile solo allo sperpero dei fondi pubblici e a condizionare le campagne elettorali. E la recente sentenza del Consiglio di Stato ha un valore enorme perchè dichiara ufficialmente il fallimento delle politiche di emergenza sui rom cominciate oltre 3 anni fa, eseguite senza un reale criterio e un percorso finalizzato a dei risultati concreti. Si sono spesi e si continuano a spendere milioni di euro per un modello, quello dei campi, che si è rivelato inutile e controproducente. Di questo business sono molti ad approfittarne, compresi gli stessi rom, che non sono tutti vittime di questa situazione.

Lo stato di emergenza era stato dichiarato il 21 maggio 2008 dall’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, “in relazione agli insediamenti di comunità nomadi”, con la relativa nomina dei prefetti di Roma, Napoli, Milano, Torino e Venezia quali “commissari delegati per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza” nelle regioni di Lazio, Campania, Lombardia, Piemonte e Veneto. Sono così partiti i vari Piani Nomadi, come quello romano del 2009 firmato dal prefetto-commissario Giuseppe Pecoraro, che ha dato l’avvio agli sgomberi forzati degli insediamenti abusivi, diventati “molto frequenti ed eseguiti con sempre maggiore impunità”, come ha più volte denunciato Amnesty International.

Per il Piano Nomadi del Comune di Roma sono stati stanziati ben 32 milioni di euro. Alemanno aveva chiesto altri 30 milioni di euro dopo il tragico rogo sull’Appia che provocò la morte di Sebastian, Elena Patrizia, Raoul ed Eldeban, tutti fra gli 11 e i 3 anni, incontrando un netto rifiuto dal ministro dell’Interno Maroni.

Fondi o no, il Campidoglio ha comunque dato il via ai lavori per il costosissimo campo di La Barbuta. Le proteste da parte delle associazioni non si sono fatte attendere. Il campo infatti, oltre a stare sopra una falda acquifera, sulla sorgente Appia, sorge anche sopra una villa romana quindi in teoria l’area sarebbe protetta da un vincolo archeologico. Secondo una stima dell’associazione 21 Luglio, per i rilievi archeologici il comune ha speso circa 1 milione di euro, a cui si sono aggiunti altri 30 mila euro per una parziale bonifica quando si è scoperto che il terreno era inquinato da una discarica abusiva di eternit. Sempre secondo l’associazione, il campo alla fine verrà a costare un totale di 10 milioni di euro, più altri 3 milioni di spese di gestione. “Se facciamo due conti: 15 mila euro a persona, 45 mila euro per una famiglia di 3 persone, 75 mila euro per una famiglia di 5 persone, 105 mila euro per una famiglia di 7 persone – commenta Stefano Stassola di 21 luglio – con un terzo delle spese e un programma affidato a persone competenti si sarebbe potuto fare molto meglio”.

Inutile dire che il Comune non si è mai curato del fatto che trasferire intere comunità lontano dal tessuto urbano e chiuderle dentro un recinto, oltre a ledere qualsiasi principio di dignità umana, rende di fatto impossibile l’integrazione di queste persone. Poi però ci si chiede com’è che l’amministrazione abbia speso due milioni e mezzo di euro per progetti rivolti ad incoraggiare la frequenza scolastica, per poi vanificare i progressi trasferendo i bambini e i ragazzi rom lontano dai centri abitati, tra mille disagi nei trasporti (si calcolano percorsi di sessanta minuti) e continui ritardi negli ingressi che certamente non agevolano le finalità stesse dei progetti. Senza contare che adesso col nuovo campo i bambini rom saranno redistribuiti nelle scuola ad anno scolastico iniziato. E’ il business dell’emergenza, bellezza.

Bonifica La Barbuta

Ancora una volta si sceglie la via della segregazione, spendendo energie e risorse economiche per quelli che sono dei veri e propri ghetti, per quanto “attrezzati”. E’ la stessa idea di campo che non funziona, nata dalla falsa convinzione che i Rom e i Sinti siano nomadi e abbiano bisogno di luoghi in cui “sostare”, non in cui stabilirsi. Invece il nomadismo in Italia è scomparso in realtà da decenni, basti pensare che su 170mila presenze sul territorio nazionale, 35mila vivono in case in affitto o di proprietà. La scusa principale è che “loro non si vogliono integrare”, eppure dove c’è stata la volontà politica e il coinvolgimento attivo delle diverse comunità nella politica sociale e abitativa, le cose hanno preso una piega diversa (vedi in Abruzzo). Politiche sociali e abitative ragionate e differenziate, che dovrebbero coinvolgere tutte le situazioni di disagio, a prescindere dall’etnia.

Se non la si vede in termini di solidarietà, i cittadini dovrebbero preoccuparsi almeno dal punto di vista degli sprechi di danaro pubblico. E capire che con le buone pratiche e i percorsi ben studiati è più difficile sprecare e lucrare e si possono ottenere ottimi risultati. La sentenza del Consiglio di Stato e l’abbandono delle politiche dell’emergenza è un primo passo. Certo, quando si tratta di rom, anche queste ragioni vanno a farsi benedire. Leggendo certi commenti ad articoli e video sembra che a mettere d’accordo tutti sia piuttosto una bella passata di napalm e lanciafiamme. E’ la ragione che torna a dormire. 

(da Paconline.it)

Le rivoluzioni sono senza fine

Posted: November 22, 2011 in Esteri, Politica, società

– Questo è insensato! E’ assurdo! Non capisci che ciò che voi tramate è la rivoluzione?

– Sì, la rivoluzione! Ma perché è assurdo?

– Assurdo perché la rivoluzione non può essere. Perché la nostra rivoluzione – non lo dici tu, ma lo dico io – è stata l’ultima. E non ci può essere nessun’altra rivoluzione. Lo sanno tutti.

L’aguzzo, ironico triangolo delle sopracciglia:

– Mio caro: tu sei un matematico. E in più sei un filosofo matematico: dimmi l’ultimo numero.

– Cioè? Io… io non capisco: quale ultimo numero? […] Ma, I-330, questo è assurdo. Dal momento che il numero dei numeri è infinito, quale ultimo numero vuoi da me?

– E tu quale ultima rivoluzione vuoi? Non c’è un’ultima rivoluzione, le rivoluzioni sono senza fine.

Noi” di E. I. Zamjatin

Dedicato all’Egitto e a tutti noi. Coraggio!!!!!!!

«…oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’è un terremoto al giorno».

«…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto»

Porca miseria, non ci si abitua mai a leggere questa frase. Ogni volta mi assale la nausea, lo sconforto, una sensazione di smarrimento totale. In questi giorni, a causa di un lavoro che sto portando avanti, mi capita spesso di tornare a queste vicende, e anche ora mi sento male. Vorrei vomitare. Su di loro sarebbe l’ideale.

A questo punto i black bloc dovrebbero andare avanti. Che senso ha spaccare tutto solo un giorno? Si organizzano, un po’ ogni giorno, spatàm, kaboom, crash, pùm pùm, sbràm, e devastano un pezzo di

15 ottobre. Roma, p.zza S. Giovanni

città alla volta in modo continuativo. Magari la gente inizia a prenderci gusto e si unisce. Tanto la voglia di spaccare le cose ce l’abbiamo tutti. La casta ce la mangeremmo viva.

Ma così.. non capisco la strategia. Il governo è caduto? Il popolo ha vinto? Le banche cambieranno diventeranno tutte templi dell’etica? A meno che quelli di ieri, così cool nelle loro uniformi nere da hockey, non siano stati tutti fasci e poliziotti infiltrati. Allora gli avvenimenti di ieri avrebbero un senso. Roba vecchia e stantia, che però funziona sempre. Ma chissà. Potrebbe anche essere che di strategia non ce ne sia stata proprio. Strategia portami via.

Ovviamente sto esagerando, ma insomma. Ci lamentiamo sempre che le manifestazioni non servono a niente. Ci lamentiamo quando 4 cretini sfasciano tutto. Ci lamentiamo quando i cortei chiudono le strade e intasano il traffico. Ci lamentiamo quando questo e quello fanno sciopero, perchè non permettono ad altri di lavorare e portare a casa quei 2 soldi maledetti che non bastano nemmeno per sopravvivere. Questo mentre pochi altri vivono da porci alle nostre spalle.

Ne approfittano del fatto che la coesione e la solidarietà tra i cittadini ormai non esiste più. L’individualismo non ci permette di organizzarci in modo sì civile, ma che sia anche efficace. Tipo sdraiarci tutti di fronte a Monte Citorio e non spostarci nemmeno se arrivano le ruspe. Così crei disagio ma non fai male a nessuno. Cose così..che ne so. E nessuno ti può accusare di violenza, al contrario. Ah Gandhi.. Noi non potremmo mai fare una cosa del genere. Non ci fidiamo degli altri, non ci fidiamo di nessuno. Penso che ognuno sia troppo preso a pensare alla propria sopravvivenza per mettersi in gioco sul serio insieme a tutti gli altri. E allora l’unica via diventa la violenza, o il solito ombrello di Altan che ormai non sentiamo quasi più.

14 ottobre, Roma, via Nazionale. Ecco, questo tipo di protesta mi è piaciuto. Il problema sono come sempre i numeri...

14 ottobre. Roma, via Nazionale

14 ottobre. Roma, via Nazionale

Le solite guerre fra poveri. Stavolta spinte e paroloni sono volati fra Gaetano Ferrieri con i suoi precari del Presidio a Montecitorio e Gianfranco Mascia del Popolo Viola. Praticamente i due gruppi a cui ho dedicato alcuni dei miei ultimi post. (Sarò io che porto sfiga?) Che tristezza, ragazzi.

E’ successo oggi, in occasione del voto sull’arresto del ministro Romano, quando i due gruppi si sono trovati entrambi di fronte a Montecitorio per due distinte manifestazioni di protesta. Non ho nemmeno capito bene il motivo del litigio. So solo che non è stato un bello spettacolo, specie alla luce dei propositi che animano i due gruppi. Tra l’altro, a quanto leggo su internet, il Popolo Viola stesso si sta un po’ stufando delle iniziative e protagonismi di Mascia. Non so, non conoscevo queste dinamiche interne.

Stasera non erano che poche decine e, a sentire il tg di Mentana, il gruppo è già quasi bello che morto. Questi tristi spettacoli mi ricordano un po’ anche la sinistra. Per carità, è giusto discutere, litigare, avere divergenze d’opinioni, ma certe volte bisogna anche aver presente i propri obiettivi e provare a realizzarli, invece che riempirsi solo la bocca di belle parole. “Pocos, locos y mal unidos”, lo dicevano dei sardi, ma si potrebbe benissimo estendere.