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“Quanti altri uomini devono ancora morire per una missione che non sta avendo alcun successo?”. Se questa domanda l’avesse fatta un attivista o un membro della società civile non ci sarebbe stato nulla di strano. Ma a farla è stato invece un ufficiale dell’esercito Usa, per giunta rivolgendosi al Congresso americano.

di Anna Toro – 22 febbraio 2012 Osservatorio Itaq
http://www.osservatorioiraq.it/approfondimenti/afghanistan-lo-sfogo-di-un-ufficiale-arriva-il-dossier

Si chiama Daniel L. Davis, tenente colonnello: alle spalle diciassette anni di servizio tra cui diverse missioni sul fronte, da Desert Storm fino all’Afghanistan nel 2010 e 2011, come rappresentante della Forza rapida di equipaggiamento.

Soldato apprezzatissimo da sottoposti e superiori, il tenente-colonnello Davis ha recentemente lanciato una dura accusa contro i vertici militari statunitensi, colpevoli di aver mentito al popolo americano proprio riguardo la reale situazione della missione in Afghanistan.

Lo ha fatto non solo tramite un articolo pubblicato sull’Armed Forces Journal, periodico di affari militari indipendente dal Pentagono, ma anche con un dettagliato dossier che ha presentato al Congresso Usa, e che, naturalmente, è stato subito secretato.

Il perchè è facilmente intuibile: “I vertici militari statunitensi hanno distorto così tanto la verità, sia verso i deputati sia verso il popolo, che la verità stessa è diventata irriconoscibile”, scrive Davis.

“Quello che ho visto in Afghanistan non assomiglia per niente alle loro rosee dichiarazioni ufficiali riguardo la situazione sul terreno. Al contrario, in tutti i luoghi che ho visitato, la situazione tattica era cattiva o addirittura catastrofica”.

L’articolo di Davis, dal titolo “Verità, bugie e Afghanistan – Come i nostri capi militari ci hanno lasciato soccombere”, ha inizialmente suscitato clamore negli Usa.

La notizia è stata lanciata dal New York Times e ripresa da Rolling Stone, mentre in Europa e in Italia ha girato pochissimo.

Rolling Stone è riuscito perfino a pubblicare una versione non riservata del dossier-Davis, dal titolo “Dereliction of Duty II: Senior Military Leader’s Loss of Integrity Wounds Afghan War Effort”: si tratta di 84 pagine ricche di dettagli e descrizioni, frutto di un viaggio di 15mila chilometri in lungo e in largo per tutto l’Afghanistan, in cui Davis ha raccolto oltre 250 interviste.

Il veterano ha visitato basi, avamposti, presidi, e ha parlato con tutti, dalle reclute diciannovenni ai comandanti di divisione, dagli ufficiali della sicurezza afghana ai civili.

Ed è così che è venuto a sapere dei patti privati di non aggressione tra forze afghane e talebani, confermati in maniera non ufficiale dagli stessi soldati.

Ha riscontrato notizie di rapimenti e uccisioni in luoghi che avrebbero dovuto essere sotto il controllo delle truppe internazionali.

A scioccarlo maggiormente è stata poi la morte, qualche tempo dopo, di numerosi soldati che aveva intervistato. “Tutte queste morti per cosa?”

Una volta tornato a casa dalla missione, Davis si è messo così a rovistare tra le dichiarazioni dei vertici militari, incluso il generale Petraeus, comandante delle truppe Usa in Afghanistan prima di diventare, in giugno, il capo dell’agenzia centrale di Intelligence.

Il quale, ad esempio, nel marzo scorso aveva rassicurato il Senato sostenendo che l’espansione dei talebani “era stata arrestata nella maggior parte del Paese”.

Proprio Petraeus era stato chiamato in Afghanistan a ripetere il “successo” iracheno, ma Davis scrive che in realtà di successi non ce ne sono mai stati né nel primo né tanto meno nell’altro paese.

E racconta una storia tutta diversa, quella di una disfatta totale, sottolineando come in 10 anni non vi sia stato nessun miglioramento per quanto riguarda la vita dei civili afghani, in un territorio ormai per la maggior parte sotto controllo dei talebani e dei miliziani delle tribù locali, privo di un’amministrazione funzionante, e con un numero di morti sia tra i soldati sia tra i civili che cresce di anno in anno.

“Gli eventi che ho descritto – afferma ancora Davis – potrebbe essere parte di una situazione di guerra difficile per un paese impegnato in un conflitto da un anno, due o quattro. Ma è inconcepibile se si parla di 10 anni”.

Ora non resta che vedere cosa succederà se e quando i parlamentari americani discuteranno il dossier di Davis.

Secondo lui le alte sfere hanno talmente paura dalla prospettiva di “perdere” una guerra che probabilmente continueranno a sacrificare altre vite e risorse pur di non ammettere di essersi sbagliati.

E i militari? Per il momento la risposta degli altissimi gradi dell’esercito alle esternazioni del veterano “ribelle” è stata stranamente sobria: hanno detto infatti che, seppure in disaccordo con le sue affermazioni, non avrebbero preso provvedimenti contro di lui. Ma il tenente colonnello non si fa illusioni, e in una recente intervista ha dichiarato: “Verrò distrutto”.

Qual è il limite di un essere umano nel tollerare lo schifo che ha intorno? Certo dipende dalla sensibilità di ognuno. E da quanto ha da guadagnare nel tollerarlo e far finta di niente (se riesce), o quanto ha da perdere se invece reagisce in qualche modo. Ci sono tanti fattori, in astratto. Ma non lo so. In certi casi la direzione da prendere mi sembra chiara come il sole, e non ci sono vie di mezzo.

L’altro ieri ho seguito parte del convegno intitolato “Disabilità al femminile tra coraggio e violenza”, presso la sala della Protomoteca in Campidoglio. Ci sono andata più che altro perchè dovevo incontrare il direttore di Social News, però poi ho deciso di trattenermi un po’ nel pomeriggio perchè ci sarebbe dovuta essere tutta una parte relativa alla comunicazione che m’interessava molto. Ad un certo punto è intervenuta una ragazza, sorella di un disabile psichico ospite del centro h24 di S. Severa, a Civitavecchia. Il S. Severa, insieme al centro di via Sbricoli a Roma e ad altri, è una delle strutture sanitarie gestite dal consorzio Ri.Rei, da tempo al centro di numerosi scandali.

La ragazza, che è anche presidentessa dell’Agud (Associazione genitori utenti disabili), ha ricordato gli episodi vergognosi che si sono verificati (e probabilmente continuano a verificarsi) all’interno di questi istituti, di cui la politica pare non voglia occuparsi. Ha parlato di ragazzi malati, imbottiti di farmaci e sedativi, chiusi a chiave nelle stanze, maschi e femmine insieme, con i bagni senza le porte (“tanto sono matti”). Malati trasportati in furgoncini-merci, a cui viene data da mangiare la pastasciutta con i vermi, disabili psichici che vengono fatti dormire per terra perchè mancano i letti, buttati tutto il giorno in cameroni a fare nulla (ci sarebbero fatture gonfiate a non finire per consulenze e terapie mai effettuate).

Ora, a prescindere dalla questione di Casa Pound, che per ora glisso alla grande, questi fatti raccontati non sono certo inverosimili. Basti pensare al recente blitz negli Opg da parte della commissione Sanità di Ignazio Marino. Dove le vicende raccontate non sono così diverse, anche sul piano della “bestialità” umana (dove le bestie non sono certo le povere persone internate). La ragazza al convegno ha raccontato di operatori che piangono insieme ai malati per l’impossibilità di lavorare e vivere in quelle condizioni, anche con tutta la buona volontà. Diversi, ha detto, sono stati gli operatori che hanno perso il lavoro per aver denunciato o per aver permesso che si facessero delle foto o delle riprese all’interno degli istituti.

Ecco, queste per me sono le persone “normali”. Non eroi, ma persone “normali”, che si sono comportate come la logica e una sensibilità anche minima detterebbe a chiunque di noi. Quelle che mi spaventano sono le altre persone, quelle che non denunciano, quelle che fanno finta di niente e continuano a lavorare là dentro pur sapendo cosa succede e come funziona. E’ vero che oggi se perdi il lavoro, specie a una certa età, sei finito. Non c’è da scherzare, e si rischia davvero di finire in mezzo a una strada, con magari dei figli da mantenere, debiti e mutui da pagare. Ma uno come può lavorare in quel modo senza impazzire egli stesso? E guardarsi allo specchio ogni giorno, dormire sogni tranquilli? No, da persona normale e tutt’altro che eroica, io comunque non ce la farei.

Infine, se vogliamo dirla tutta.. i veri mostri sono i dirigenti in doppiopetto che gestiscono da lontano questi gironi infernali e che pensano solo a contare i danari senza curarsi delle sofferenze altrui. Doppiamente colpevole è la politica che lo permette (e sappiamo tutti bene perchè lo fa).

 

A proposito: Domani a Cagliari, per il 33° Anniversario della Legge 180, Asarp (Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica) organizza la conferenza sulla Salute Mentale e i diritti di Cittadinanza. L’incontro si terrà dalle ore 9:30 alle ore 19:00 presso la Sala Consiliare Palazzo Regio in Piazza Palazzo. Spero che parteciperanno in tanti.

..Anche la procura di Agrigento è intasata dalle centinaia di denunce per immigrazione clandestina e mancata esibizione dei documenti. «Abbiamo già iscritto nel registro degli indagati oltre 300 persone e altre migliaia se ne aggiungeranno nei prossimi giorni – dice il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo – Questo comporta un lavoro massacrante per magistrati e forze dell’ordine perché secondo la nuova legge, una volta identificati, i clandestini dovranno tutti comparire davanti ai giudici. Si tratta di migliaia di processi la cui pena massima prevede un´ammenda di 5 mila euro di multa che nessuno di questi disperati pagherà mai».

Proprio per questo nei mesi scorsi la procura aveva sollevato questione di legittimità alla Corte Costituzionale che, però, non si è ancora pronunciata. Per il momento, quindi, si vive nel paradosso: i tribunali delle province dove sbarcano gli immigrati sono completamente intasati. Di più. Quando comincerà il processo, gli extracomunitari dovranno lasciare i centri di accoglienza dove nel frattempo saranno stati trasferiti per presentarsi davanti al giudice nel luogo del primo attracco. Nei giorni scorsi sette extracomunitari che alcuni mesi fa erano sbarcati a Pantelleria e che poi erano stati trasferiti in un centro di accoglienza di Milano, sono tornati sull’isola accompagnati dai carabinieri: c´era l´udienza dal giudice di pace.”

Da Repubblica di oggi (Art. di Francesca Viviano → Tra i duemila immigrati prigionieri di Lampedusa “Fateci andare via da qui”)

Cioè, rendiamoci conto.. Pronto, Maroni? Deve continuare ancora per molto questa pagliacciata elettorale (tragica, inutile e dannosissima) del reato di immigrazione clandestina? La prossima pensala meglio. Ovviamente preferirei ci pensasse qualcun altro, ma la mia opinione conta poco..

Che stai a ‘dddì?

Posted: February 15, 2011 in Uncategorized

Riferendosi all’ondata di sbarchi dal Nordafrica, Bersani dichiara di appoggiare la richiesta del ministro dell’Interno Maroni “di maggiore condivisione europea di fronte all’emergenza in Nord Africa”. E, con un affermazione destinata a far discutere, dichiara: “So che la Lega non è razzista”. (da Repubblica di oggi → http://bit.ly/foPQvy)

No, certo, i leghisti sono brave persone, preoccupate per i giovani italiani e per il lavoro. Gente di ampie vedute, che parla dopo attente riflessioni e ragionamenti diretti al bene comune. Loro sì che predicano bene e razzolano anche meglio, come la storia della Lega ha sempre dimostrato.

….Certo Pierlu, fidati!



Va bene lo “stratttegggggismo” politico, ma non esageriamo…

WINTER IS COMING….

Posted: February 11, 2011 in Uncategorized

In realtà qui l’inverno è già bello che arrivato (abbiate pazienza, cari Stark). Ma insomma, lo slogan è quello. Ragazzi ci siamo… Almeno, abbiamo una data.

La serie Game of Thrones uscirà in Usa il prossimo 17 aprile. Sarà per ora ispirata ai primi due episodi – Il trono di spade e Il grande inverno – delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Che, per chi non la conoscesse, è una megasaga medieval-fantasy scritta da George R. R. Martin.

Dimenticatevi magie incantevoli, fate ed eroi senza macchia. I protagonisti qui sono il sangue (mooolto sangue), gli intrighi, le ambizioni umane. Con alcuni personaggi geniali e carismatici (Tyrion!) Almeno nei libri.

La paura di restare delusi è grande, e alcuni attori non li vedo molto bene nella parte (Jon Snow sembra un po’ jolly) ma .. vedremo!


PS. Arniman, mi hai fatto tornare la scimmia!

Io non costringo, curo

Posted: February 8, 2011 in Uncategorized

Per Eluana e tutti gli altri (e poi che ne so, magari un giorno anche per me…)

 

Il multiculturalismo ha fallito”. A dirlo è il premier inglese David Cameron. Proprio lui, il premier INGLESE. Il capo di quella nazione meravigliosa che per anni ha inseguito (spesso con successo) un’ideale di società multiculturale, in cui tutte le etnie e le religioni della Terra potessero convivere con pari diritti, senza rinunciare ai propri valori, ai propri principi, alle proprie tradizioni.


Era ciò che rendeva l’Inghilterra, Londra in primis, così speciale e affascinante: inglesi, cinesi, jamaicani, indiani, pachistani, e chi più ne ha più ne metta, che vivevano, lavoravano e votavano in Uk, e contemporaneamente arricchivano ognuno con le proprie peculiarità una nazione che, per quanto mi riguarda, non ha mai perso la sua essenza “British”. E allora, perchè di grazia il multiculturalismo avrebbe “fallito”? Mr Cameron risponde che esso avrebbe “lasciato i giovani musulmani vulnerabili al radicalismo islamico”.

“È tempo – ha detto – di voltare pagina sulle politiche fallite del paese – ha detto – per prima cosa, invece di ignorare questa ideologia estremista, il governo e la società dovranno affrontarla, in tutte le sue forme. Sotto la dottrina del multiculturalismo di Stato abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite separate, staccate l’una dall’altra e da quella principale. Non siamo riusciti a fornire una visione della società alla quale le minoranze etniche o religiose sentissero di voler appartenere. Tutto questo ha permesso che alcuni giovani musulmani si sentano sradicati”.

Insomma, secondo Cameron la Gran Bretagna avrebbe bisogno di un’identità nazionale più forte per prevenire l’estremismo religioso. Mi sembra un po’ una fesseria. Il melting pot americano, ad esempio, non ha evitato un bel niente. La tolleranza zero ancora meno. Li vedremo tutti, inglesi e non, a sventolare le bandierine come i loro cugini d’oltreoceano? Let’s see.


Finalmente una buona notizia che arriva dall’Isola. Leggete il mio articolo su Terzonline:

Anche in Sardegna il Garante dei diritti dei detenuti

A breve mi occuperò anche di Quirra (ma in questo caso credo ci saranno poche buone notizie).

Un interessante commento di Brian Cathcart nel Guardian di qualche giorno fa. Anche l’Inghilterra ha i suoi problemi con i magnati dei media, la politica, i processi, le intercettazioni..

Qui l’articolo in inglese Thinking Italian: UK is like Berlusconi without the whores

Qui la mia traduzione (fatta un po’ di fretta, ma insomma, il senso si capisce :D)

Brian Cathcart – Pensando italiano: l’Inghilterra come Belusconi, solo senza le prostitute


 

Lo scandalo sulle intercettazioni telefoniche non riguarda più chi, al News of the world, sapeva cosa stava accadendo. Abbiamo superato questo punto da tempo. Riguarda invece il governo dell’Inghilterra.

 

Pensatela in questo modo: le operazioni delle compagnie di Rupert Murdoch in UK invitano al confronto con l’Italia di Silvio Berlusconi, un luogo a cui d’abitudine guardiamo sia con orrore sia con divertito disprezzo. Pensereste che qui non potrebbe mai accadere. Ma guardiamo al Regno Unito oggi così come un italiano potrebbe vederlo.

 

Murdoch, va detto, possiede quattro giornali nazionali inglesi e una grossa fetta di BskyB, e sta tentando di comprarne il resto. Lui e suo figlio James sono le figure più importanti nel mondo dei media.

 

Fino a 10 giorni fa, un ex direttore di Murdoch, che cadde pubblicamente in disgrazia nel 2007, era una delle 3 o 4 persone più vicine al Primo ministro. Nel frattempo, Rupert e James Murdoch e il direttore esecutivo di News International Rebekah Brooks, hanno goduto e continuano a godere dell’accesso illimitato al Primo ministro.

 

Governi successivi si sono inchinati di fronte ai Murdoch, apparentemente per l’influenza che i giornali hanno sull’opinione pubblica e per la loro ricchezza magnetica. Ma negli ultimi mesi i membri del parlamento hanno anche parlato della loro paura, nel caso di critiche alle compagnie di Murdoch, che le loro vite private potessero venire attaccate nei suoi giornali. Questa è probabilmente la ragione per cui molti politici, i cui telefoni sono intercettati, non hanno fatto causa.

 

Che le intercettazioni siano state fatte, come sappiamo, da impiegati di Murdoch e sebbene le vittime celebri siano quelle che hanno ricevuto più attenzioni, ci sono comunque anche altri bersagli, inclusi ministri del governo, fino alla possibile inclusione di Gordon Brown, così come due principi reali, diversi membri dello staff del palazzo, e forse anche alcuni capi della polizia.

 

I due impiegati di Murdoch che sono stati condannati hanno poi ricevuto delle grosse liquidazioni per il licenziamento. E quando una vittima delle intercettazioni ha prodotto delle prove sul fatto che altri impiegati fossero coinvolti, il suo silenzio è stato comprato con 600 mila sterline.

 

Suona molto italiano, vero?

 

La più grande forza di polizia del paese ha condotto le indagini, ma ha fallito nell’interpretare un informazione che quasi certamente li avrebbe diretti a una malefatta di vaste proporzioni. Invece hanno scelto la linea del News International secondo la quale solo un reporter disonesto era coinvolto e l’hanno condannato a più di quattro anni. La Crown Court (*tipo Corte d’assise*) ha accettato ciò.

 

La polizia ha anche respinto gli sforzi di altre persone che temevano di essere delle vittime per guadagnare l’accesso alle prove. Questo ha avuto l’effetto di aiutare il News International ritardando le azioni legali private. Anche la Press Complaints Commission (*organismo di controllo britannico sulla stampa*) non è riuscita a sfidare la compagnia, mentre la maggior parte del resto della stampa ha o ignorato la storia o ha insistito sul fatto che non fosse importante.

 

E poi c’era la grande industria britannica, dal potere sempre crescente, della telefonia mobile, che assicura ai suoi clienti che le loro chiamate sono sicure ma che misteriosamente ha fatto uscire informazioni come un colabrodo quando è stata approcciata dal rappresentante di Murdoch Glenn Mulcaire.

 

I politici, i media, la polizia e l’industria telefonica, tutti implicati in ciò che un italiano potrebbe ben considerare una rete di corruzione sistematica. Mancano solo le prostitute.

 

Ci sono molte differenze, ma fino ad ora ci siamo concentrati su queste e abbiamo deriso gli italiani. Non è ora che ci preoccupiamo anche delle similitudini?

 

Brian Cathcart, professore di giornalismo alla Kingston University

Ecco l’intervista di cui ho parlato qualche post fa, fatta da me sempre per Viva la radio Network. Trovate l’articolo cliccando su questo link (l’intervista audio a Nello Trocchia la potete ascoltare cliccando sul link in fondo all’articolo).

VIVA LA RADIO ! NETWORK – “LA PESTE\”, IL LIBRO-SCANDALO SU MAFIA,POLITICA,RIFIUTi (Anna Toro, Roma)

Buona lettura e buon ascolto!!!