Archive for the ‘Libri’ Category

 

E’ un discorso trito e ritrito, specie in Italia, ma tornato di moda grazie alle cronache di questi giorni. Fantasy&fascio… Certo se forzi l’interpretazione ogni cosa può essere di estrema destra o viceversa. A questo punto potrei fondare un’associazione dedita al culto della cannabis e avere come figura ispiratrice Pippo (l’amico di Topolino, che come fa a sopportarlo non lo so. Pippo a Topolino, intendo. Ma vabhe).

Sono però d’accordo col fatto che sia importante dissociarsi da certi autori, anche fantasy. Perchè io a te che predichi lo sterminio degli immigrati non ti VOGLIO leggere e ipoteticamente apprezzare. Anche se, tra un delirio e l’altro, pubblichi una bella storia di elfi, maghi, onore e coraggio. Com’è capitato a questi sedicenti neonazisti-autori italiani, amanti del cappa e spada. E’ probabile che da una storia fantasy io non lo capisca che sei un seguace del fuhrer. E finisce che magari ti apprezzo. Questa cosa non mi va. Troppa “ideologia” anche in me?

Andando dalla parte opposta della barricata, stavo per comprare i libri della De Mari perchè mi han detto che sono molto interessanti e avvincenti. Ci credo, non dubito che abbia saputo costruire un’ottima saga fantasy. Ma dopo aver letto le sue folli crociate contro l’Islam nel suo blog, col caxxo che le compro i libri. Anche se sono curiosa di capire se dalle sue storie traspare tutta quella sua paura e astio contro “l’invasione islamica” in Europa (e qui tutti i suoi bei discorsi sull’Olocausto che ho sentito alla presentazione di un suo libro mi si annullano, puf! Spariti). Quindi credo che prima o poi qualcosa la leggerò (ma senza comprare).

Premesso che Tolkien e la De Mari sono due casi diversi: del primo se ne sono appropriati, lei invece le sue idee le professa molto apertamente. Resta il problema da sempre esistente dell’arte, la politica e una loro ipotetica connessione, spesso presente senza filtri o nascondimenti, altre volte assente…e capita che gli altri ci ricamino sopra (come nel caso di Tolkien, o della Storia Infinita. Pazzesco, la storia infinita!!). Ma questo vale per ogni genere letterario, come per ogni autore singolo.

Allora, domanda uno, è giusto accostare il fantasy agli estremisti di destra? Io dico di no, leggo pacchi di fantasy e non ci vedo elementi tali da giustificare una connessione, se non la volontà di trovarli (e quindi torniamo all’inizio di questo post). I fasci se lo sono presi, e hanno avuto una bella idea, le ambientazioni sono una figata. Domanda due, bisogna fare attenzione agli autori che scegliamo e promuoviamo? Questo è un altro bel paio di maniche. Io spesso e volentieri ci sto attenta, e la cosa m’influenza non poco. E’ un controsenso?

 

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Al giornale imparavo grandi cose. Ad esempio che il vecchio di settant’anni in motocicletta si chiama comunque centauro. Che se in consiglio comunale si sono presi a cazzotti in faccia si deve scrivere ‘seduta accesa ieri in consiglio’. Che se un disgraziato viene accusato si scrive ‘pesanti accuse a carico’ e non lo si intervista, se è uno potente si scrive ‘avviata un’indagine’ e si intervista l’indagato perchè possa subito difendersi. In quel periodo Fefelli aveva tre processi, ma sgusciava da uno all’altro, rinviava, diceva che c’era una congiura di magistrati, ma non sapeva che un giorno questa sua linea avrebbe fatto scuola. Imparai che era lui il vero proprietario della società Residence Roselle, insieme a un certo Arcari, finanziere rampante. Ed erano anche soci della ditta che aveva scavato e disboscato la montagna. Chissà se questo era scritto anche nel quaderno di papà. Ma come diceva Bedisco, non si condanna senza prove, in vent’anni di giornalismo non ho mai preso una querela. Per forza, sibilò Giason, si caga sotto dalla mattina alla sera”.

Da Saltatempo (Stefano Benni)

Mi sa che ho finito i libri di Benni.. Qui era in forma. Ogni libro bello (suo) mi fa venire nostalgia degli altri libri belli (suoi). Spero che non abbia esaurito la vena creativa. Ma chissà, “Pane e tempesta” alla fine mi era piaciuto molto. Scrivine ancora Lupo!!

Chi non ricorda la storia dei Fratelli Cervi, i sette fratelli emiliani che il 28 dicembre del 1943 furono tutti quanti fucilati dai fascisti per aver organizzato la Resistenza?
Ora il libro “I miei sette figli” di Alcide Cervi, m
emorie di vita contadina, di guerra e di Resistenza, torna alla sua versione originale, priva dei tagli e delle censure a cui era stato sottoposto negli anni ’70. Una nuova edizione uscita per la Einaudi, tutta da rileggere e da riscoprire.


Alcide Cervi
I miei sette figli”
2010 ET Saggi – pp. XXXVIII – 114
– € 11,00
A cura di Renato Nicolai
Introduzione di Luciano Casali
Prefazione di Piero Calamandrei

E’ in momenti bui come questo che certi libri tornano un po’ a rischiarare il cammino. Il succo, oggi come allora, è sempre quello: prendere una posizione, lottare per cercare di trasformare i propri sogni e le proprie aspirazioni in realtà. A costo di perdere tutto.

VIVA LA RADIO ! NETWORK – LE MEMORIE DI “PAPÀ CERVI” TORNANO ALLA LORO VERSIONE ORIGINALE (Anna Toro, Roma)

PS. Nell’articolo si può ascoltare l’intervento di Massimo Rendina, 91 anni, ex partigiano e presidente dell’Anpi di Roma e Lazio.

I consigli di Neil

Posted: February 21, 2011 in Libri
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E anche la Libia è esplosa dunque. Gheddafi pare sia fuggito, il governo spara sulla folla ma la gente non si arrende. Leggere sui vari siti di informazione le parole di Frattini mi fa venire la nausea perciò oggi passo. E cambierò totalmente argomento.Parliamo deeee….l…

LA SCRITTURA

Ahah, argomento più vago no? Tutto ok, sarò breve. Chi non ha mai avuto un manoscritto nel cassetto? Sembra che tutti scrivano, tutti tutti! (anche tu, sì, è inutile che neghi!) Poi c’è chi riesce e chi no, come per tutte le cose e per tutte le arti. Pure io ci provo ogni tanto, anche perchè adoro leggere racconti e romanzi ..ma sono arrivata alla conclusione che scrivere narrativa non faccia per me. Mi stanco troppo presto di ogni mia idea. Meglio gli articoli, finiscono subito e non faccio in tempo a rompermi. Un post in un blog è ancora diverso, certo dipende dagli scopi, e il mio blog per ora non ha ancora trovato il suo scopo (povero neko-blog alla ricerca di se stesso!!) perciò non ci penso più di tanto.

Ma a chi ha ancora fiducia nelle proprie capacità di narratore vorrei regalare i consigli di uno degli autori che amo di più al mondo: Neil Gaiman. Non è il mio preferito in assoluto ma, come ho detto più volte, ha quel tipo di fantasia che vorrei avere io. Ecco le sue perle di saggezza, di una semplicità disarmante (punto a favore). Già la 3 è per me un ostacolo insormontabile. La 7 è un po’ oscura (ahah!) Vabhe, godetevele e buon lavoro! We love you Neil!

1. Scrivi.

2. Metti una parola dopo l’altra. Trova la parola giusta, scrivila.

3. Finisci quello che stai scrivendo. Finiscilo a qualunque costo.

4. Mettila da parte. Leggila fingendo di non averla mai letta prima. Mostrala ad amici di cui rispetti l’opinione, amici a cui piacciano quel genere di cose.

5. Ricorda: quando le persone ti dicono che qualcosa non va o che non la capiscono, hanno quasi sempre ragione. Quando ti dicono precisamente ciò che ritengono sbagliato e come sistemarlo, hanno quasi sempre torto.

6. Sistemala. Ricordati che, prima o poi, prima che raggiunga la perfezione, dovrai abbandonarla e passare a scrivere qualcos’altro. Cercare la perfezione, è come inseguire l’orizzonte. Non fermarti.

7. Ridi delle tue battute.

8. La regola principale della scrittura è che se la fai con abbastanza sicurezza e fiducia, ti è permesso fare quello che vuoi (questa regola potrebbe essere applicata alla vita così come alla scrittura. Ma sicuramente è vera per la scrittura). Quindi scrivi la tua storia nel modo in cui chiede di essere scritta. Scrivila con onestà e raccontala meglio che puoi. Non credo ci siano altre regole. Non regole che contino, almeno.

Ho finito di leggere “L’attentatrice” di Yasmina Khadra (su consiglio della favolosa principessa Sherazade :D), e l’ho trovato molto bello.




Amin è un medico, un chirurgo la cui missione è ridare vita e speranza a chi passa sotto i suoi ferri nella Tel Aviv dei nostri giorni. E però lui è arabo, un palestinese naturalizzato israeliano, che è riuscito non solo a prendere la cittadinanza ma anche a farsi stimare dalla sua società d’adozione. Amici, allori e prestigio, una vita dorata che Amin condivide con la sua bellissima moglie di cui è più innamorato che mai.

Poi un attentato in un fast-food vicino al suo ospedale fa piombare la città nel terrore: i morti saranno 17 e Amin passerà tutta la notte a operare e cercare di salvare quanti più feriti possibile. All’alba torna a casa stremato, quando una telefonata gli intima di tornare subito all’ospedale: dovrà riconoscere un cadavere. Non si tratta di un cadavere qualsiasi, ma di quello dell’attentatore, o meglio, dell’attentatrice kamikaze. Uno shock indicibile sarà per lui scoprire che colei che si è fatta esplodere in un ristorante pieno di ragazzini che festeggiavano un compleanno è sua moglie. Perchè? La loro felicità non era perfetta? E perchè lui non si è mai accorto di nulla? Da lì comincia il viaggio di Amin verso l’inferno, che lo porterà a tornare in quella terra martoriata a cui aveva voltato le spalle quando aveva scelto di non voler sprecare la sua unica vita in una lotta senza senso.

Ma ad un certo punto dovrà per forza aprire gli occhi perchè, come gli dice un mujahidin in alcune delle pagine più belle di questo libro, “non c’è cataclisma peggiore dell’umiliazione”. E se siamo tutti d’accordo col dottore sul fatto che uccidere è sbagliato in ogni caso, è impossibile ignorare ciò che intende suo nipote Adel, devoto alla Causa, quando dice “Come accettare di restare ciechi per essere felici, come voltare le spalle a sé stessi senza trovarsi di fronte alla propria negazione?”

Insomma, una narrazione avvincente per un romanzo che fa riflettere sulle scelte personali sullo sfondo di una Storia collettiva che s’impone con prepotenza, sulle radici e sul proprio passato che non svaniscono, e sugli abissi e i picchi dell’animo umano quando messo con le spalle al muro.

P.S. Yasmina Khadra in realtà è un uomo, lo scrittore algerino Mohammed Moulessehoul, che all’inizio aveva avuto problemi a causa dei suoi libri e aveva deciso di usare come pseudonimo il nome di sua moglie. Ora che ha lasciato l’esercito ha svelato la sua identità.

Ecco l’intervista di cui ho parlato qualche post fa, fatta da me sempre per Viva la radio Network. Trovate l’articolo cliccando su questo link (l’intervista audio a Nello Trocchia la potete ascoltare cliccando sul link in fondo all’articolo).

VIVA LA RADIO ! NETWORK – “LA PESTE\”, IL LIBRO-SCANDALO SU MAFIA,POLITICA,RIFIUTi (Anna Toro, Roma)

Buona lettura e buon ascolto!!!

Ecco un altro mio pezzo su un  libro che merita davvero di esser letto.

VIVA LA RADIO ! NETWORK – “IL SICILIANO”: GAMBA RACCONTA L\’ANTIEROE PIPPO FAVA (Anna Toro, Roma)

“Il siciliano”

Autore: Massimo Gamba

Editore: Sperling & Kupfer

Collana: Le radici del presente

Data uscita: 09/11/2010

Pagine: 280, brossura

Prezzo: € 17,00

Due libri

Posted: January 24, 2011 in Libri
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Un articoletto scritto da me medesima sull’interessante libro di Carlo Puca: “Tengo famiglia – L’Italia dei parenti”

Tengo famiglia, la parentopoli italiana di Carlo Puca

Questo invece riguarda un libro curato da Giovanna Calvenzi sulla grande fotoreporter siciliana Letizia Battaglia. “Letizia Battaglia – Sulle ferite dei suoi sogni”

Letizia Battaglia, quando le immagini diventano Storia