I direttori delle carceri sul piede di guerra

Posted: July 7, 2011 in Politica, Roma, Sardegna, Sociale, società
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‘Condizioni di lavoro insostenibili’: i direttori delle carceri sul piede di guerra

Intervista a Francesco D’Anselmo, direttore del carcere di Alghero, anche lui a Roma per chiedere un intervento risolutivo su un sistema carcerario definito ‘illegale’ e sul contratto che non c’è

di Anna Toro , Terzonline

 

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Foto: Wikipedia.

Dopo i detenuti, i familiari, gli agenti di polizia penitenziaria, ora anche i direttori della carceri hanno deciso di far sentire la propria voce: protestano contro la situazione di illegalità delle carceri, sovraffollate e prive di personale, e puntano il dito contro il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che, affermano, li avrebbe totalmente abbandonati senza risorse, e soprattutto senza un contratto. Alla manifestazione, che si è svolta ieri a Roma di fronte al dicastero della Pubblica amministrazione, era presente anche Francesco D’Anselmo, direttore del carcere di Alghero e della scuola di formazione di Monastir, oltre che vice-segretario aggiunto del Sidipe, il più importante sindacato dei direttori penitenziari.

Quali sono i motivi della protesta?

Innanzitutto da tantissimi anni non vengono assunti nuovi direttori penitenziari. Il risultato è che ormai non bastano più: io, ad esempio, in questo momento mi occupo di dirigere non solo il carcere di Alghero e la scuola di formazione del personale penitenziario di Monastir, ma anche il carcere di Sassari e quello di Tempio Pausania, perché sto sostituendo i colleghi. Dobbiamo fare così se vogliamo riuscire ad andare in ferie qualche giorno almeno durante l’estate, o se dobbiamo assentarci per qualsiasi motivo.
Inoltre, protestiamo perché non abbiamo un contratto, e non stiamo parlando di rinnovo, ma del primo contratto. In pratica molti di noi vanno a reggere gratuitamente più istituti ma senza nessun riconoscimento economico e senza diritti riconosciuti: una situazione di illegalità su chi dovrebbe invece garantirla.

Com’è possibile dirigere più istituti contemporaneamente?

Si viaggia. Io in una settimana faccio più di mille chilometri in macchina, lavoro dalla mattina alla sera e perciò spesso non ho nemmeno il tempo per occuparmi della mia vita privata. Inoltre devo anticipare i soldi delle missioni, con i rimborsi che o arrivano in ritardo o non arrivano direttamente. Molti di noi stanno soffrendo questa situazione nell’indifferenza totale del Dap. Senza contare che siamo comunque responsabili di quello che succede nelle carceri che dirigiamo.

Il sovraffollamento non aiuta, anche in Sardegna.

E’ una piaga che ha ormai raggiunto livelli intollerabili. Nell’Isola abbiamo ben quattro carceri senza direttori titolari. Inoltre i direttori di Sassari e Mamone (Nuoro), che vengono da fuori, dovranno andar via a breve. Finirà che in Sardegna cinque direttori dovranno dirigere dodici istituti contemporaneamente. Già il direttore del carcere di Oristano regge anche Is Arenas, mentre il direttore del carcere di Buoncammino, a Cagliari, regge anche Iglesias. Le celle sono stipate di detenuti e noi abbiamo responsabilità enormi: se muore un detenuto, pagano anche il direttore e il comandante di reparto, sia sotto il profilo penale sia sotto quello economico. Ma se dirigo quattro istituti, come faccio a seguire accuratamente tutte le situazioni? Un esempio: mi sfugge una visita psichiatrica, non prendo i provvedimenti adeguati e alla fine il detenuto muore suicida. I direttori delle carceri sono pieni i condanne di questo tipo.

E i suicidi in carcere non mancano di certo.

Esatto. Il problema è che non abbiamo i mezzi per risolvere questa situazione drammatica: non ci sono psichiatri e psicologi, manca il personale per il trattamento, mi vogliono spiegare con quali mezzi possiamo agire? Solo con la polizia penitenziaria?

Ci sono anche le nuove carceri in via di apertura, cosa ne pensa?

In Sardegna verranno aperte quattro nuove carceri a Sassari, Tempio, Oristano e Uta, in provincia di Cagliari. Sono strutture che aumenteranno la ricettività in Sardegna. Ma di nuovo, senza personale di polizia, senza un aumento dei funzionari amministrativi e degli educatori e, naturalmente, senza direttori mi chiedo che senso abbia. Noi direttori, che rappresentiamo il punto di congiunzione tra trattamento rieducativo e sicurezza, ci chiediamo che fine abbia fatto l’intento rieducativo del carcere, a cui comunque teniamo molto.

Pensate che il Dap vi ascolterà?

Lo spero. E’ una questione non solo di civiltà ma anche di legalità. Se non verremo ascoltati passeremo a forme di protesta più continuative ed eclatanti, come lo sciopero anomalo, già fatto di recente in Toscana: per un mese i colleghi non sono andati in missione negli altri istituti senza ricevere l’anticipo, non hanno fatto lo straordinario, e non hanno ricoperto altri incarichi se non quelli strettamente relativi al proprio ruolo. Per una questione di responsabilità non possiamo essere assenti dal carcere, specie ora che i detenuti sono in subbuglio. Non possiamo abbandonarli. Già venire un giorno a Roma è stato problematico. Ma se il Dap non ci darà risposte concrete la protesta continuerà.

 

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