Non è un mestiere per cinici

Posted: April 8, 2011 in Informazione
Tags: , ,

Questa lettera, scritta dal grande giornalista e scrittore Ryszard Kapuściński, è contenuta nel nuovo libro di Stella Pende, “Confessione reporter”. Direi che vale la pena di leggerla, o di ascoltarla dalla stessa voce della Pende nel video sotto.

Ciao cara Stella,

solo oggi vedo la tua lettera così triste. Scrivi che questo mestiere ti fa sentire spesso impotente e insufficiente. Un articolo, poi, difficilmente rende giustizia al dolore e alla verità di ciò che vedi e che senti. Come nuotare nell’oceano con la bassa marea.

Cara, cara Stella, quante volte lo stesso sentimento mi ha invaso e risveglia i giorni, quante volte un giornalista che sia davvero tale affonda in quelle sabbie mobili dello spirito. Ma questo è proprio il segno, mia cara, di quanto sia giusto per un buon reporter perseverare nel suo mestiere. Il dubbio, il tatto dei propri limiti, l’umiliazione di veder sacrificato un lavoro tanto faticato, ma soprattutto l’angoscia di non arrivare a passare vere emozioni è e sarà la fiamma del tuo mestiere, e di tutti coloro che vivranno sempre da buoni giornalisti.

Dici che tornare alla vita dei nostri privilegi dopo aver incontrato il dolore di una madre davanti al figlio morto di fame ti fa sentire straniera dovunque, sul lavoro ma soprattutto a casa. Così voglio dirti di un episodio che ho già ricordato in un mio libro. Ero in un campo profughi africano. I bambini, tormentati dalle mosche e dalla denutrizione. La fame aveva reso queste sagome di ossa aironi stecchiti e senza piume. Non c’era speranza per quella gente, ma neppure per me che non avrei mai potuto rendergli giustizia. Nessuno umano estraneo alla fame può raccontare quelle vite già dentro la casa della morte.

In serata, dopo un volo che mi era parso brevissimo, eccomi a Roma in piazza Navona. La gente mangiava e cantava felice vivendo inconsapevole della tragedia del mondo e io, all’improvviso, mi sono ritrovato a piangere tra quelle luci e quell’incoscienza.
Ma poi “Ebano”, mio libro africano, è stato pubblicato e amato. Abbandona il tuo lirismo, Stella. Quel famoso reporter che ha raccontato la guerra più glamour del 2003 da quell’autobus affollato che era allora Baghdad non è certo migliore del bravo giornalista che sei mesi dopo la tragedia ha raccolto i brividi e le voci della gente nei villaggi iracheni.

E quando arriva, lascia scorrere, libera la commozione che spesso ti travolge. Il nostro non può essere un mestiere per cinici. Non puoi far giustizia al dolore di una madre davanti al figlio morente se non muori un po’ anche tu.



Advertisements
Comments
  1. Giuseppe says:

    bellissima lettera, dove si possono leggere gli articoli di questo giornalista?

  2. Bella vero?? Anche a me è piaciuta moltissimo.
    Gli articoli non so, ma ci sono i suoi libri, usciti in Italia soprattutto per la feltrinelli, con i racconti dei suoi reportage, articoli, interviste. Io ho letto In viaggio con Erodoto, molto bello! Ma ora mi è venuta la voglia di leggerne qualcun altro.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s