Pacifismo e dilemmi

Posted: March 21, 2011 in conflitti, Esteri, Politica, Storia
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Come ho già scritto, sono contraria agli interventi militari. Penso che la guerra sia sempre sbagliata, anche come ultima opzione. Ma sono anche realista (ogni tanto), e pensare che una cosa o è bianca o è nera mi sembra ingenuo. L’intervento militare in Libia pone moltissimi dilemmi anche per chi si proclama assolutamente pacifista. Sono sicura che il motivo della guerra siano le risorse energetiche e nient’altro. Su questo non ci piove. Mi viene in mente l’operazione Piombo Fuso ad opera di Israele contro i palestinesi della Striscia di Gaza, con bombardamenti aerei indiscriminati su una delle aree più densamente popolate del pianeta: oltre 1200 i morti tra cui moltissimi bambini. Allora nessuno si è permesso di intervenire per difendere i civili (certo, Israele non si tocca, guai..). Oppure, per tornare all’oggi, i massacri in Bahrein, o nello Yemen. No, quei posti ci interessano poco. Si è scelto di intervenire contro la Libia e contro Gheddafi, per di più nel momento in cui la rivolta stava per essere quasi totalmente domata dal rais.

Sono d’accordo con il comunicato stampa di Emergency, quando dice:

(…) Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. “La guerra umanitaria” è la più disgustosa menzogna per giustificare la guerra: ogni guerra è un crimine contro l’umanità.

Nessuna guerra è inevitabile. Le guerre appaiono alla fine inevitabili solo quando non si è fatto nulla per prevenirle. Se i governanti si impegnassero a costruire rapporti di rispetto, di equità, di solidarietà reciproca tra i popoli e gli Stati, se perseguissero politiche di disarmo e di dialogo, le situazioni di crisi potrebbero essere risolte escludendo il ricorso alla forza. Non è stato questo il caso della Libia: i nostri governanti, gli stessi che ora indicano la guerra come necessità, fino a poche settimane fa hanno finanziato, armato e sostenuto il dittatore Gheddafi e le sue continue violazioni dei diritti umani dei propri cittadini e dei migranti che attraversano il Paese.

Nessuna guerra è necessaria. La guerra è sempre una scelta, non una necessità. È la scelta disumana, criminosa e assurda di uccidere, che esalta la violenza, la diffonde, la amplifica. È la scelta dei peggiori tra gli esseri umani.”

Il ragionamento non fa una piega. Però… quando Gheddafi reprime le rivolte bombardando i civili con i suoi aerei non è mica facile stare a guardare. Liberandoci da questioni come il petrolio, le leggi nazionali e internazionali, il caso libico (e quindi andiamo nell’astrazione totale), è giusto non fare nulla mentre un dittatore o chi per lui massacra i propri civili? E’ giusto stare a guardare e non intervenire mentre assistiamo a un atto di violenza? (Mi viene in mente il massacro di Srebrenica nel luglio del ’95, quando migliaia di musulmani bosniaci furono uccisi dalle truppe serbo-bosniache di Mladić con i 600 caschi blu olandesi dell’ONU che stettero lì a guardare come delle xxxx).

Se una guerra venisse intrapresa per motivi veramente umanitari (impossibile, lo so, ma di nuovo, proviamo a pensarci almeno in astratto), potrebbe definirsi una “guerra giusta”? Certo dovrebbe essere un’ultima istanza, e solo dopo aver fatto il possibile per prevenirla. E però è sempre una guerra.

Il pacifismo “senza se e senza ma” va un po’ in corto circuito. Per sfortuna, tornando all’attualità, i veri motivi che spingono i “volenterosi-a-seconda-del-caso” all’intervento militare ci rendono le cose più facili (nel senso che è più facile, oltre che giusto, condannare). Ma il dilemma resta.


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Comments
  1. arniman says:

    In linea teoria è molto facile concordare con Emergency e con la filosofia pacifista,mi sono sempre schierata contro gli interventi armati dacchè ho memoria. Ma in questo caso specifico stare con le mani in mano mentre un dittatore faceva bombardare il proprio popolo sarebbe stato colpevole, oltre che strategicamente pericoloso, una polveriera pronta ad esplodere lasciata fermentare. La dissonanza è data dagli interessi che ruotano attorno,non dall’intervento in sè,che non è il casus belli: si interviene a conflitto avviato,non si sta costringendo nessuno ad armarsi. Capisco però che i libici possano sentirsi invasi. Mi piacerebbe sapere quali altre soluzioni si sarebbero potute prospettare a questo punto dello scontro interno.

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