“Non volevo disturbarlo”

Posted: February 22, 2011 in conflitti, Esteri, Politica, Roma, società
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Nel suo discorso delirante di stasera, tra le tante cose Gheddafi ha accusato gli Usa e l’Italia di armare i manifestanti.

Curioso, se si pensa che fino ad oggi la nostra impavida nazione era il maggiore esportatore europeo di armamenti al suo regime. Secondo i rapporti dell’UE nel biennio 2008-2009 l’Italia ha autorizzato alle proprie ditte l’invio di armamenti alla Libia per oltre un terzo di tutte le autorizzazioni rilasciate dall’UE. Certo anche gli altri paesi europei esportavano armi in Libia, peccato che allo scoppiare delle violenze abbiano dichiarato la sospensione dei rifornimenti al rais. Da Frattini, invece, nemmeno un accenno alla questione. Eppure la legge 185 del 1990 e la Posizione Comune dell’Unione europea sulle esportazioni di armamenti chiedono espressamente di accertare il “rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale e il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese” e di rifiutare le esportazione di armamenti “qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna”. Ma no, l’Italia sta zitta, o arriva giusto per l’ora di cena, dopo essersi presa gli insulti di mezzo mondo.

Mi chiedo quale opportunità politica e di affari possa portare a tacere la propria condanna su quello che si è rivelato un vero e proprio massacro da parte di un dittatore nei confronti del proprio stesso popolo. Berlusconi ieri ha aspettato fino alle 9 di sera prima di condannare le violenze. Le 9 di sera! Da “amico” quale era avrebbe dovuto chiamare Gheddafi immediatamente per ..non so..almeno “consigliargli” di bloccare le violenze. Ma no, “non volevo disturbarlo” ha detto. NON VOLEVO DISTURBARLO…


E intanto i morti sarebbero saliti a mille (lo dicono fonti dell’opposizione), e gli assurdi raid aerei contro i manifestanti scesi in piazza pare stiano continuando. Il Tribunale penale internazionale (Icc) dell’Aja sta cercando prove per processare il leader libico per le sue responsabilità nell’uccisione di almeno 600 persone, mentre i libici starebbero progressivamente bloccando le forniture di gas.

Il governo italiano ancora ieri sperava vergognosamente che Gheddafi avrebbe ripreso presto in mano la situazione. Adesso è chiaro che non è più così, e intanto l’Italia si è coperta di una vergogna intollerabile. Siamo alla frutta, non credo si possa tornare indietro. E’ strano.. Noi tutti, che abbiamo sempre identificato la Libia con il viso mostruoso del suo rais ci siamo finalmente resi conto che in quella nazione ci vivono persone “vere”, reali, che hanno una loro coscienza, si confrontano col mondo esterno (grazie anche a internet, meraviglia) e pretendono anche loro una vita basata su diritti, giustizia e libertà.

E comunque per l’Italia dipendere così tanto da uno Stato simile non si è rivelata una mossa vincente. Non è certo una dittatura a garantire la stabilità, e questo vale anche per le altre nazioni su cui noi, Usa, Europa avevamo contato per tenere a freno gli integralismi e mazzi vari. Chissà cosa succederà ora.

Per curiosità sono passata alla manifestazione di solidarietà al popolo libico organizzata dal Pd di fronte al Pantheon, abbastanza riuscita, per esser stata messa su in fretta e furia. C’erano anche altri partiti dell’opposizione. Bersani ha detto cose certamente condivisibili (anche se quando ha tuonato: “Il Partito Democratico che guiderà il prossimo governo di questo paese..”, mi è venuto da sghignazzare. Non credo nel Pd neanche un po’). Ma una cosa è certa: dobbiamo far sentire la nostra voce, l’altra parte dell’Italia che non è amica di Gheddafi deve mostrare al mondo intero che esiste, e (qui sono d’accordissimo con Bers) lavorare per costruire una rete di relazioni con tutto il Mediterraneo per un futuro di scambi e soprattutto di pace.

Vi posto un pezzo del discorso di “Pierlu” di stasera, per chi fosse curioso.


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