Informazione liquida…

Posted: February 9, 2011 in Informazione, Media, Roma

In questi giorni si sta svolgendo a Roma la social media week, manifestazione presente in contemporanea in altre 9 città del mondo. E’ di ieri pomeriggio l’incontro presso la sede di Ateneo Impresa (Palazzo Giannelli Viscardi) dal titolo “Informazione liquida: il giornalismo dopo Twitter e Wikileaks”.

Gli ospiti: Emilio Carelli (direttore di SkyTG24), Luca Dini (direttore di Vanity Fair ), Tommaso Tessarolo (direttore di Current), Alessandro Gilioli (giornalista e blogger de L’Espresso), Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio), Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset).



 

L’argomento Twitter è stato in realtà bypassato alla grande. L’argomento principale è stato in generale il giornalismo in Italia ai tempi del web 2.0, di cui Wikileaks sarebbe uno degli effetti.

 

Wikileaks fa giornalismo oppure no? Cos’ha fatto in sostanza Assange? In pratica ha messo a disposizione dei media tutta la documentazione in modo che i giornalisti potessero fare un lavoro di selezione, gerarchizzazione delle notizie, contestualizzazione. Secondo Carelli ha comunque colmato un vuoto che il giornalismo ha lasciato scegliendo di non pubblicare (o procacciarsi) determinate notizie.

 

Carelli ha poi tracciato le linee guida del nuovo giornalismo, per lui caratterizzato da: Interattività – Multimedialità – Nascita e onnipresenza dei blogSocial network.

 

Tra i buoni effetti: la democratizzazione delle fonti. Wikileaks stesso è per lui nient’altro che una font,e che come tutte le fonti ha sempre bisogno di verifiche e controlli da parte del giornalista (e qui il lavoro non è mutato da che il mestiere esiste).

 

Se Luca Dini di Vanity Fair è fiducioso sul fatto che i media digitali non distruggeranno il giornalismo tradizionale, punta moltissimo sullo strumento blog il giornalista dell’Espresso Gilioli, autore (appunto) del visitatissimo blog Piovono rane. Secondo lui, l’elemento di cui non si può fare a meno in questo caso è la reputazione, la web reputation, “una virtù che si acquisisce nel tempo, una conquista a lungo termine, necessaria per la vita e la fidelizzazione di un blog”.

 

A questo si collega l’altro punto messo in evidenza dal giornalista di Current Tessarolo che ha sottolineato come il web richieda da parte di chi fa informazione una chiarezza e una lealtà che prima non poteva ricevere più di qualche feedback, mentre ora.. provate a scrivere qualche fesseria in un giornale autorevole e vedete quanti commenti arrivano!

 

Vergori ha quindi dettato le regole per costruire un sito efficiente: assicurarsi un buon traffico organico, ottimizzazione SEO, presenza su Facebook.

 

Molto è stato detto anche sulla figura nuova del giornalista “factotum”, capace di trovare le notizie, girare le immagini, speakerare e montare un servizio anche da casa propria etc etc. Con notevoli risparmi di costi per la testata. Di questo si sono messi in risalto solo gli aspetti positivi. Non era la sede adatta per parlare delle redazioni ridotte all’osso, collaboratori pagati 2 lire per confezionare un prodotto bello e finito, richieste di prestazioni gratuite etc etc. Giustamente.

 

Nonostante tutto, ringrazio il Web (mio nuovo e unico dio) di esistere. 😛

media digitali non distruggeranno il giornalismo tradizionale 

In questi giorni si sta svolgendo a Roma la social media week, manifestazione presente in contemporanea in altre 9 città del mondo. E’ di ieri pomeriggio l’incontro presso la sede di Ateneo Impresa (Palazzo Giannelli Viscardi) dal titolo “Informazione liquida: il giornalismo dopo Twitter e Wikileaks”. Gli ospiti: Emilio Carelli (direttore di SkyTG24), Luca Dini (direttore di Vanity Fair ), Tommaso Tessarolo (direttore di Current), Alessandro Gilioli (giornalista e blogger de L’Espresso), Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio), Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset).

 

L’argomento Twitter è stato in realtà bypassato alla grande. L’argomento principale è stato in generale il giornalismo in Italia ai tempi del web 2.0, di cui Wikileaks sarebbe uno degli effetti.

 

Wikileaks fa giornalismo oppure no? Cos’ha fatto in sostanza Assange? In pratica ha messo a disposizione dei media tutta la documentazione in modo che i giornalisti potessero fare un lavoro di selezione, gerarchizzazione delle notizie, contestualizzazione. Secondo Carelli ha comunque colmato un vuoto che il giornalismo ha lasciato scegliendo di non pubblicare (o procacciarsi) determinate notizie.

 

Carelli ha poi tracciato le linee guida del nuovo giornalismo, per lui caratterizzato da: Interattività – Multimedialità – Nascita e onnipresenza dei blogSocial network.

 

Tra i buoni effetti: la democratizzazione delle fonti. Wikileaks stesso è per lui nient’altro che una font,e che come tutte le fonti ha sempre bisogno di verifiche e controlli da parte del giornalista (e qui il lavoro non è mutato da che il mestiere esiste).

 

Se Luca Dini di Vanity Fair è fiducioso sul fatto che i media digitali non distruggeranno il giornalismo tradizionale, punta moltissimo sullo strumento blog il giornalista dell’Espresso Gilioli, autore (appunto) del visitatissimo blog Piovono rane. Secondo lui, l’elemento di cui non si può fare a meno in questo caso è la reputazione, la web reputation, “una virtù che si acquisisce nel tempo, una conquista a lungo termine, necessaria per la vita e la fidelizzazione di un blog”.

 

A questo si collega l’altro punto messo in evidenza dal giornalista di Current Tessarolo che ha sottolineato come il web richieda da parte di chi fa informazione una chiarezza e una lealtà che prima non poteva ricevere più di qualche feedback, mentre ora.. provate a scrivere qualche fesseria in un giornale autorevole e vedete quanti commenti arrivano!

 

Vergori ha quindi dettato le regole per costruire un sito efficiente: assicurarsi un buon traffico organico, ottimizzazione SEO, presenza su Facebook.

 

Molto è stato detto anche sulla figura nuova del giornalista “factotum”, capace di trovare le notizie, girare le immagini, speakerare e montare un servizio anche da casa propria etc etc. Con notevoli risparmi di costi per la testata. Di questo si sono messi in risalto solo gli aspetti positivi. Non era la sede adatta per parlare delle redazioni ridotte all’osso, collaboratori pagati 2 lire per confezionare un prodotto bello e finito, richieste di prestazioni gratuite etc etc. Giustamente.

 

Nonostante tutto, ringrazio il Web (mio nuovo e unico dio) di esistere. :PPP

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Comments
  1. Damjan says:

    >>> “una virtù che si acquisisce nel tempo, una conquista a lungo termine, necessaria per la vita e la fidelizzazione di un blog”

    Essenzialmente, si potrebbe dire la stessa cosa per un qualsiasi giornale, rivista, ecc, ecc. Ovviamente, le riviste “storiche” ormai hanno un’identità sviluppata e ben definita (o almeno dovrebbero), pero’ la cosa proviene comunque e a prescindere da un periodo di “fidelizzazione” iniziale.

    Off-topic: il punto che io personalmente considero molto interessante per quanto riguarda “e-giornalismo” e’ la possibilità di dialogare con chi legge: a differenza del giornalismo stampato, i blog permettono una comunicazione immediata tra l’autore e i lettori (vedi ad esempio Rrobe, dove spesso i commenti a botta e risposta diventano una parte organica dell’articolo stesso). Poi, ovviamente, c’e’ sempre l’inevitabile spam tra i commenti, ma credo che la cosa abbia delle potenzialità enormi visto che il lettore finalmente perde il ruolo poco produttivo dello “spettatore immobile”. Un confronto dinamico del genere dovrebbe/potrebbe far bene sia al giornalista che ai lettori.

  2. Questa interattività fa bene soprattutto alla qualità dei giornali, che possono permettersi molto meno rispetto al passato di scrivere caxxate, dato che poi verrebbero sommersi di commenti poco lusinghieri. Questo nel caso siano giornali che hanno o vogliono costruirsi credibilità, poi è ovvio che dipende dallo scopo del sito. Nel caso del blog, una delle funzioni principali secondo me è proprio quella, l’interazione e lo scambio. Solo che chi ha già un “nome” ha vita più facile. Roberto Recchioni è conosciuto nel settore ed è più facile che venga seguito. Certo il fatto che sia anche sintetico, costante e (last but not least) spesso parecchio divertente gli fa meritare il “traffico” e la “web reputation” che ha anche al di fuori del settore suo.

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